(...)Il potere sovietico realizza un tipo nuovo e ben più perfetto di democrazia: la democrazia proletaria. Essa si basa sul trasferimento della proprietà dei mezzi di produzione agli operai, cioè sull'affossamento della potenza borghese. Nella democrazia proletaria sono proprio le organizzazioni delle masse attualmente oppresse a diventare gli organi del potere. Organizzazioni operaie e contadine esistono anche sotto il regime capitalistico e quindi nelle repubbliche democratiche borghesi, ma sono molto più deboli delle organizzazioni capitalistiche. Il primo articolo della costituzione della repubblica dei Soviet dice: "La Russia è proclamata Repubblica dei Soviet dei deputati operai, soldati e contadini. Tutto il potere centrale e locale appartiene ai Soviet".
La democrazia sovietica non vuole affatto escludere dal potere le organizzazioni operaie e ne fa degli organi di potere. Come i Soviet e le altre organizzazioni operaie e contadine riuniscono milioni di lavoratori, il potere sovietico, per la prima volta, innalza verso nuovi compiti una grandissima quantità di persone fino a ieri dimenticate ed escluse. Dappertutto un numero sempre più grande di operai e contadini si impegnano nel lavoro collettivo grazie ai Soviet, ai sindacati professionali, ai comitati di fabbrica, ecc. Nelle più piccole città di provincia, nelle campagne più sperdute, molti uomini, prima disprezzati, sono chiamati a collaborare alla creazione di una nuova società e a partecipare al lavoro di amministrazione. Così il potere sovietico realizza la più larga autonomia amministrativa e la partecipazione di masse considerevoli al lavoro collettivo.
È evidente che il fine del nostro partito è quello di sviluppare il più possibile questa nuova democrazia proletaria .
da "L'A. B. C. del comunismo" (N. Bucharin e E. Preobragenski)15/10/1919